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Viaggiare in moto

Viaggiare in moto, scrivere un blog in cui si parla di viaggi e poi… solo foto meravigliose di posti mozzafiato in grado di fare ingelosire chiunque, anche chi al massimo guida un cinquantino scassato per andare al lavoro compiendo cinquecento metri. Non sono sparito in questi mesi, ho lavorato duro, ho studiato tanto per portare alla luce “CESIRA“!!!! Mi avete lasciato in Marocco sulla mia RD04 alle prese col mio primo motoviaggio, con le mie paure, con i miei dubbi, con la mia gioia e quel pensare senza fine e senza tregua che solo un viaggio in solitaria può donarti. Sono un individuo come molti altri e gli ultimi mesi sono stati un susseguirsi di eventi che fanno poco blog forse, ma che altro non sono che la vita normale di un normale viaggiatore o forse meglio “motoviaggiatore”. Il lavoro, nel mio caso le fotografie , con tutto ciò che ne consegue: ore ed ore davanti al computer, tanta ricerca, tante persone incontrate, tanti libri visti, tante mostre visitate e molto molto di più. Ma ogni singolo momento libero, ogni attimo di tregua donato è stato dedicato al progetto che avevo iniziato a sognare nelle ultime ore del mio motoviaggio in Marocco.

Si ma cosa è Cesira direte voi? Siete davvero pronti per scoprirlo? Nei prossimi post vi parlerò di lei, del mio desiderio, della mia sete di conoscenza e della fortuna di avere realizzato un sogno. Tutto nasce dalla voglia di alleggerire una motocicletta. L’Africatwin è una moto meravigliosa, forse una delle più belle tuttora in circolazione. Ma è pesante soprattutto per un’italiano alto 1,73. Lo so che adesso tutte le moto tedesche e non, con eliche o meno pesano dai 220kg in su. Ma chi le compra ci va in ufficio, ci monta su delle ruote più stradali di quelle di un Monster Ducati ed è convinto di… vabbè torniamo a noi, la mia moto non può essere alleggerita più di tanto, pesa tanto perchè tanto pesa il meraviglioso motore bicilindrico 750 di casa Honda. Pesa tanto perchè il telaio è pesante, perchè il forcellone è pesante perchè tutto è pesante. Chi mi ha seguito sa quanto abbia fatto per provarci e un pò ci sono riuscito ma di più umanamente non si può! Parliamo forse di gammi residui da togliere ma questo non è il problema… e allora? E allora Cesira!!!!!

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Marocco in moto, foto di una fantastica compagna

Un piccolo post del mio motoviaggio in Marocco. Viaggiare in moto è bello ma anche la motocicletta (africatwin rd 04, battezzata Mefishmuskì) ha bisogno di importanza. In fin dei conti è lei che ti trasporta, solo lei che riesce ad andare dove nessuno oserebbe e mostrarti paesaggi mozzafiato. Ti richiede solo cure e passione ma ciò che da è senza prezzo. Alcune fotografie di Mefishmuskì in giro per il Marocco, Nord, Sud, Est ( a ovest c’è l’Oceano). Non dimenticate mai di fotografare la vostra moto mentre viaggiate. Non siate sempre vicini a lei, trattatela come una vera amante, fotografatela da sola, nella sua intimità, trasmette importanza nelle foto. Trattatela da protagonista, vi ringrazierà.

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Viaggiare in moto, grazie a tutti!

Per i più attenti, in mezzo piccolina la mia moto

Il mio primo viaggio in solitaria è terminato da una settimana.Viaggiare in moto sulla mia Africatwin rd04 (Mefishmuskì per gli amici) è stato meraviglioso. Adesso è tempo di ringraziamenti prima di partire col nuovo progetto. Un grazie speciale va a chi mi ha letto in questo mese. Siete stati circa 6000, si avete capito bene 6-0-0-0-, inutile dire quanto questo mi spinga ad andare avanti nella speranza che voi possiate essere sempre di più. Un grazie speciale va ai miei amici e alla loro telefonata con skype mentre mi trovavo a Sidi Ifni alle prese con la pompa di benzina. Un grazie speciale a Giorgio e al forum Africatwin, tutti preziosi in quei momenti di paura. Pochi giorni prima di partire Roberto di OnlyBike a Milano, si è offerto di darmi per il viaggio in prestito nel caso ne avessi bisogno un regolatore di tensione e una membrana del carbutore. Grazie a Dio le ho riconsegnate senza bisogno di doverli usare. Mi hanno dato forza e sicurezza durante il motoviaggio, grazie Roberto di cuore. Ancora grazie a Claudio di Xracing, la sua marmitta ha lavorato in maniera superba e senza db killer col suo sound rotondo e corposo è stato musica per le mie orecchie. Spero voglia anche aiutarmi nel prossimo progetto. Grazie a Soleterre, per l’aiuto ma soprattutto per l’opportunità che mi ha dato di vedere un Marocco diverso da quello turistico, il Marocco fatto di persone “normali”, persone che non vedono per prima cosa in te il turista da spennare. Grazie a Marco 1 e Marco 2 di Futa Race, col loro check prima della partenza mi hanno fatto lasciare l’Italia con più sicurezza. Se siete a Bologna o nelle zone andate a trovarli e portate un saluto a Topo, il cane di Marco. Sono bravi, competenti e sempre pronti alla giusta risata. Il grazie più grande alla Tucanourbano, in questi giorni sto lavorando alle foto che darò loro. Non m istancherò mai di dirlo, grazie ai loro prodotti il mio viaggio è stato reso possibile e confortevole. Tutto quello che mi hanno fornito non hanno mai tradito, non ha mai ceduto di un colpo, sempre all’altezza della situazione. Spero di poterli avere ancora con me a bordo nel prossimo motoviaggio.

Dovevo andarci?

Una domanda che non mi fa dormire da quando sono tornato, il camping a Bhaibah, posto dimenticato da Dio ma non dal vento. Questa è l’indicazione che trovai sulla strada, ma voi ci avreste dormito?

Grazie di cuore a tutti, questo blog esiste anche grazie a voi!
Daniele & Mefishmuskì

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Viaggiare in moto

Viaggiare in moto, che si prova? Andare in moto in solitaria come è stato? Il Marocco in moto, “woowwww” ma hai mai avuto paura? Queste sono alcune tra le domande che al mio ritorno si sono presentate con più insistenza. Ho deciso di buttare a caldo due emozioni, senza pensarci troppo. Ho percorso 4500 chilometri, da Nord a sud del paese, poi a Est e infine ancora a Nord. Mi sono sempre sentito libero, la moto mi ha dato questa sensazione. Per chi mi conosce sa che questo in Marocco è il primo giro in moto in solitaria, il primo motoviaggio e sa inoltre che ho comprato la mia prima moto seria (un’africatwin RD04) lo scorso agosto. Molta paura alla partenza, paura di tutto, di qualsiasi stupidata. Una ruota che si buca, una caduta per terra una semplice borsa che si rompe. Fai l’assicurazione ma sai che se succede qualcosa di grave chi chiamerà il numero di telefono? La fai perché così ti dicono, ma quando poi sei in viaggio… più ci pensi e più capisci che serve a molto poco. Se dovessi definire con una parola il mio stato d’animo alla partenza, sceglierei PAURA senza dubbio alcuno! Inizio a ripetere la poesia di Martha Medeiros, “lentamente muore”. Allora inizia il motoviaggio, si percorrono i primi chilometri, si lascia alle spalle il cartello Milano. Nuovi i nomi dei paesi che attraversi e sconosciuti quelli che raggiungerai.

La sensazione di guidare sentendo il vento sul tuo viso, percepire il diverso odore della terra che stai attraversando, il freddo e il caldo, l’odore dell’asfalto che si bagna, il suono di un motore bicilindrico che spinge sotto di te. Scegliere la strada da seguire preoccupandosi poco del manto stradale. Asfalto o pietre, terra battuta o fango fa poca differenza. Sei tu e la strada, tu e la meta da raggiungere. Viaggiare da soli è più rischioso e anche se non lo sai te ne accorgi dopo pochi chilometri, a partire da ogni scelta che compi. Ogni percorso che scegli di seguire, ogni posto dove dovrai lasciare la tua moto. Il gruppo, il branco, gli amici danno sicurezza, è inutile negarlo. Ma se viaggi in gruppo rimani col gruppo. Parli la lingua del gruppo, mangi quello che vuole il gruppo e molto probabilmente perderai tante occasioni di incontro. La meraviglia del viaggio in solitaria in moto sta proprio qui! Parli con le persone del posto ed è solo con loro o con stranieri che non hai mai incontrato prima che devi “attaccare discorso”. Quando hai voglia di parlare, scambiare due semplici parole, anche le più banali “bella giornata oggi, eh?”, puoi solo farlo con persone che non conosci. Puoi immaginare che meraviglia? All’inizio è dura ma poi incominci a sentirti protagonista del mondo, senti che sei vivo, che tante sono le cose stupide che ci spacciano per importanti, che siamo pazzi a comprare tutto quando è di niente che abbiamo bisogno, senti che la vita è qualcosa di meraviglioso, che le persone sono storie viventi, che chiunque ha da raccontarti ed insegnarti qualcosa. Questo richiede fatica certo, non è immediato e tanto meno scontato. E’ la fatica di uscire dal proprio guscio, di mettere in gioco le proprie sicurezze, ciò che a casa da un senso al nostro essere. In viaggio, da soli, in moto, tutto cambia, tu cambi. Parti, scopri, intuisci e se hai coraggio elabori uno o forse più sogni. Basta un attimo per dimenticare tutto al ritorno a casa, ecco perché il bisogno di scrivere, ecco il perché di questo blog. Continua a leggere

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