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Tanger med, si ritorna a casa

A Settat trovo tutto, una doccia calda, un piatto di lenticchie e pollo caldi e una birra marocchina. Mi riprendo per bene. Un sonno corroborante e sono pronto per l’ultima tappa, quella che mi condurrà al porto di Tanger Med e da lì, ancora con GNV sul traghetto Excellent, verso Genova. Parto al mattino presto, circa quattrocentocinquanta chilometri a destinazione. Il traghetto è a mezzanotte per cui ho tutto il tempo che mi serve. Il sole caldo e intenso mi accompagna per i primi cento chilometri, poi le nuvole assumono ancora il colore grigio e qualche goccia arriva a molestare l’umore. L’idea di salire a bordo nave bagnato come un pulcino non mi alletta granchè. Vesto ancora la mia protezione dalla pioggia e seguo la strada. Al primo casello non sono sicuro sulla strada da seguire. Vorrei percorrere la route National e non l’autoroute. Mi fermo pochi metri prima della gare de peage dove due poliziotti in motocicletta controllano il traffico. Gentilissimi mi accolgono con saluto militare, mi spiegano la strada da seguire. Uno dei due, quello che non parla osserva la mia moto. La mia africatwin non è bella a vedersi tutta ricoperta di fango, il suono della marmitta x-racing che monto è forte e molto brum brum a causa del db killer che ho rimosso in tutta la mia permanenza in Marocco. Faccio il simpatico, non vorrei mi rompessero come in Italia per qualche irregolarità. Memorizzo le informazioni e sono pronto a partire. Saluto con un sorriso finto ma cordiale e all’improvviso il poliziotto silenzioso alza il braccio e con tono serio mi intima “Attendez-vous”. “Azz ci siamo” dico dentro di me, si avvicina e con faccia seria mi chiede di dove sia. Rispondo Italia e all’improvviso inizia a cantare “lasciatemi cantaaaaare, con il chitarro in maaaano, sono un italiano, italiano vero”. Scoppia in una risata e mi augura “bonne route”. Stramaledetto Toto Cutugno, rido anche io per tirarmi via un po’ di tensione, una bella stretta di mano, solita domanda “Inter o Milan?”, ormai rispondo Reggina così blocco subito la discussione calcistica e si parte. Il viaggio scorre con qualche pioggia e qualche schiarita fino al porto di Tanger Med. Al mio arrivo mancano ancora 8 ore prima dell’imbarco. Gli ultimi cento chilometri sono stati caratterizzati da tanto vento e un po’ di sole che mi hanno permesso di asciugarmi completamente. All’arrivo al porto, cerco una tettoia dove ripararmi dalle prossime piogge che a guardare il cielo di sicuro arriveranno. L’unico posto è all’interno dell’area dogana di fianco ad alcuni muratori che lavorano all’ampliamento del porto. Con la faccia simile al gatto con gli stivali in Shrek 2 chiedo al poliziotto di poter entrare e percorrere dieci metri per potermi riparare. I miei occhi evidentemente funzionano, “io controllo questo posto, lì io non c’entro” mi dice in perfetto stile “io non ho visto niente”. Ottimo, mi attrezzo di sana pazienza pronto a passare le prossime 6 ore lì osservando la gente lavorare e le nuvole passare. Tempeste di pioggia si alternano ad un timido sole che fa capolino dalle nuvole. Durante un breve acquazzone tutti i muratori si riparano con me sotto la tettoia. Dieci minuti di pioggia e si parla, solite domande e tanti sorrisi mista a reale curiosità. Vengono da tutte le parti del Marocco, lavorano per diverse aziende. Il lavoro è buono e soprattutto garantito per un po’ visto i lunghi lavori che attendono il porto. Ancora qualche domande, la pioggia termina ed un fischietto richiama i giovani operai all’ordine, si torna a lavorare! Passano cinque minuti e uno di loro torna con un bicchiere di thè alla menta, “Whiskey marocchino, ne vuoi un po’?” Fantastici i marocchini, ovunque hanno thè e persino i muratori me ne portano un bicchiere, mi commuovo e credo non possa esistere modo più bello per salutare questo popolo e la loro accoglienza. Lo bevo di gusto, sarà l’ultimo qui in Marocco, lo gusto fino alla fine provando a memorizzare quel gusto che d’ora in avanti porterò con me. Passano le ore e ci fanno spostare davanti alla nave attendendo di essere imbarcati. Manca ancora un’ora e io ho gli ultimi trenta dirham nel mio portafogli. Sulla sinistra vedo un piccolo prefabbricato da cui escono dipendenti portuali. Bottiglie di plastica e bibite parcheggiate all’ingresso, che sia un bar? Mi avvicino pronto a spendere le ultime monete che a casa verrebbero persi in qualche cassetto dello studio. All’ingresso il proprietario sta buttando appena fatte, delle omelette sul piatto di un cliente. Lo sguardo mi cade proprio lì, su quelle opere d’arte color giallo simili a quelle che la mia mamma fa tanto buone. Pezzi di formaggio fuso le decorano. “Le vuoi anche tu?” mi dice il cliente e non so cosa rispondere, mi hanno preso un po’ alla sprovvista. Fuori fa freschino, le uova sono fumanti e l’attesa si protrarrà ancora a lungo. “Combien?” è la mia domanda, “venti dirham con pane olive e la bibita”. Incredibile, meno di due euro per tutto quel ben di  Dio? Dico di si senza esitazioni. Rompe quattro uova e prepara un’omelette meravigliosa e profumata. Prepara le olive un piattino e mi da un pane caldo e saporito. Mi siedo di fianco a colui che me l’ha consigliata, scambio due chiacchiere e dopo un po’ mi saluta, è un poliziotto di frontiera deve tornare al lavoro. Lo rincontrerò due ore dopo circa, sarà lui a dovermi controllare prima dell’imbarco. Ci riconosciamo, si avvicina, mi tira una pacca sulle spalle e mi chiede se le uova fossero buone, “oui, tres bonnes” dico io. “Bonne route” e un sorriso, questo è il mio controllo prima dell’imbarco. Adesso mi attendono 56 ore di noia e poi di nuovo l’Italia.

Il Marocco mi mancherà tanto, sono partito da venti minuti e ne sento la mancanza già adesso mentre vedo le sue coste scomparire all’orizzonte. Continua a leggere

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Alleggerire un’Africatwin

Un’Africatwin più leggera,  un’Africatwin più maneggevole, più guidabile con un peso inferiore. Chiunque non sia un’armadio e abbia una statura da italiano nella media (170/175cm)  avrà provato fatica a spostare, manovrare, rialzare o semplicemente parcheggiare la bicilindrica di casa Honda. Si può abbinare solidità, comfort e guidabilità ad una moto più agile? Far perdere un pò di peso alla moto non è così difficile. Qualcuno sostiene di aver tolto 30, 40, persino 50kg. Ma sarà possibile? Sarà vero? Personalmente ho avuto modo di toccare e vedere la meravigliose realizzazioni delle Officine Ferrari, un Africatwin con quasi 50kg in meno, e poi  l’Africatwin realizzata da GP Mucci e Futarace usata da Tequila. Certo bisogna vedere cosa la moto diventi, quale la sua autonomia nella percorrenza dei km, la capacità di affrontare un viaggio più lungo, la possibilità di trasportare un passeggero per esempio o più semplicemente le valigie laterali. Navigando sulla rete ho trovato molti blog interessanti, molte modifiche accattivanti ma mai nessuno ha pensato di dire quanto pesino i pezzi tolti. Questo cosa significa? Un bel niente, se infatti tolgo 5kg di marmitta per rimetterne 4,5kg non ho alleggerito di granchè la mia moto, ma sapere quanto pesano i pezzi di un’Africatwin? Quanto pesa il serbatoio? E quanto pesa la marmitta originale? E quanto pesano le carene o i fianchetti posteriori?

La pompa della benzina di un’Africatwin per esempio? Oltre a dare i soliti problemi di poca affidabilità ogni 50.000km, ed essere difficilmente raggiungibile nei modelli RD04 pesa… Ma abbiate pazienza sotto trovate la lista di alcuni pezzi ed il peso relativo! 🙂 Continua a leggere

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Marmitta nuova, io monto X-Racing!

Finalmente è arrivato il momento di cambiare la marmitta alla mia Africatwin! La sua originale pesa 6,5kg , decisamente troppo pesante. Il peso è eccessivo, al giorno d’oggi si trovano marmitte che pesano  2kg con prestazioni migliori e con design più moderni e avvincenti. Quale marmitta scegliere per la nostra moto? La scelta varia in base a molti fattori. Di sicuro quello economico è importante così come pure quello legale ( la nostra marmitta è omologata oppure no?) e per concludere, oltre ovviamente alle prestazioni, l’aspetto estetico. Io da pochi giorni guido con una marmitta x-racing, che mi è stata donata da Claudio, il fondatore di x-racing per il mio viaggio in Marocco. I ragazzi di futarace me l’hanno montata e da allora la mia moto è cambiata. Il suono è potente, pastoso persino col db killer inserito. Il suono prodotto non attira l’attenzione dei tutori dell’ordine. Mi è capitato più volte di stare in fila al semaforo con i vigili di fianco ma nessuna reazione da parte loro. Senza db killer il sound cambia, accelerare è un piacere e la moto va, va molto di più!!! Anche col db killer la moto risponde meglio alle accelerate e la sensazione è quella di avere qualcosa di più sul motore a livello di cavalli.

Chiunque voglia prestarmene una per provare le differenze si faccia avanti, aziende comprese!!! Ecco alcuni scatti della marmitta sulla mia Africatwin RD04 Continua a leggere

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