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Sidi Ifni

il mio camping ad Aglou

Ultima tappa direzione Sud, meta Sidi Ifni. Consigliano i locali di non andare oltre, in tutto il sud c’è un po’ di fermento e da Soleterre per vie ufficiose mi dicono che a El Ayun c’è il coprifuoco da una settimana e non fanno entrare nessuno. Dal paradiso dei fricchettoni verso l’ex colonia spagnola sono circa 200 km di noia mortale. Il paesaggio è piatto e davvero dice molto poco. Appaiono le serre e alcuni negozi sulla strada che vendono concimi e fertilizzanti. La strada diventa una e trafficata fino a Tiznit, tutti devono passare da qui. Due cose tengono il mio cervello in fermento per tutta la durata del tragitto, le zaffate di cipolla trasportate  dai camion che da qui vanno verso il  Nord e la mia moto che da ieri non va per niente. Scoppietta, singhiozza e non riesco ad andare a più di 80 chilometri orari. Va ma molto male, non dovrebbe lasciarmi a piedi ma mi fa perdere la gioia del viaggio, il desiderio di fermarmi per fotografare. Non so cosa fare, sono nella zona sbagliata, qui di moto ne sanno poco. Smanettano solo sui loro perfidi cinquantini di fattura cinese. E’ nelle zone desertiche dove la Parigi-Dakar passava fino a pochi anni fa che trovi meccanici coi fiocchi. Qui siamo lontani e l’idea che possano armeggiare sulla mia moto sapendone meno di me non mi alletta. Decido lo stesso di andare a sud, se tutto andrà male, termino lì il mio viaggio e provo a tornare a Nord verso Tangeri per imbarcare la mia Africatwin.

La moto peggiora chilometro dopo chilometro, quando il gps segna -60 a destinazione sono le cinque del pomeriggio. Sono ad Aglou, località di mare di turismo prettamente marocchino. Qui ormai di turisti c’è ne pochi, solamente camper con targhe francesi con a bordo coppie di una certa età. Passano il loro tempo in  veicoli super accessoriati all’interno dei camping concedendosi breve escursioni giornaliere. Ebbene sia, la moto mi costringe a questa non voluta Miami marocchina. Entrando mi accolgono 20 persone intente a giocare a bocce. Mi dirigo alla reception, 40 dirham al giorno, tutto compreso. Il campeggio è nuovo di pacca, i bagni ottimi, docce supercalde ed inoltre è disponibile il wifi che qui pronunciano “uifi”. Gli ospiti in ogni caso trattano tutto come se fosse casa loro. Questa sarà la mia officina, da qui dovrò ripartire con la moto funzionante, altrimenti il vitello grasso, che di sicuro si sgozzerà al mio ritorno a casa, avrà 14 giorni di vita in meno. Faccio una doccia eterna e mi attacco al “uifi” per comunicare ai ragazzi del forum quello che mi è successo e chiedere aiuto. Tutti sono gentilissimi, Gianfranco, Miky, Perez, captain america e molti altri, nel giro di poche ore arrivano mille consigli su come e cosa fare. Decido di andare a mangiare, orami sono al sicuro, circondato da persone che sento a pelle da domani mi prenderanno in simpatia pensando al fatto che potrei essere uno dei loro figli rimasti” a la maison”.

La tajine d’agnello è ottima e non è quindi quella la causa che non mi fa chiudere occhio tutta la notte. Penso alla moto, ai carburatori che non ho mai smontato e che molti mi dicono possano essere la causa. Si parla di membrana da cambiare. Ho letto tutto il manuale a casa prima di partire e l’ho portato in formato pdf qui con me nel mio computer. Sono 4 del mattino, la tenda è minuscola, accendo il piccolo portatile e faccio doppio clic su “Manuale officina Honda”. Il file si apre, è tempo di studiare. Da domani ci sono solo io a riparare il guasto, o lo faccio, o resto qui in questo paradiso della terza età a vita. All’alba sono già operativo, smonto i fianchetti e inizio l’operazione. Tolgo pezzi che a Milano avrei avuto solamente paura a toccare e inizio a prendere ancora più confidenza con la mia RD04. Passano due ore e già i primi curiosi sono intorno a me. I progressi sperati non arrivano ed in più sono costretto, per buona creanza, ad interagire in francese. Posizionarsi vicino al bagno la sera prima è stata un’ottima mossa per quanto riguarda la pulizia personale, pessima poiché al risveglio mattutino dopo solo 15 minuti, tutto il campeggio sa che c’è un giovane ragazzo italiano con la moto in panne. Passano pochi minuti e arriva Michel, parigino sui 70. Appassionato di moto ha un figlio che ha corso il rally di Tunisia.

Svita di qui, spurga di là, stringi di su ma cambia poco, la Tunisia è lontana da dove siamo noi ed in ogni caso è il figlio ad aver corso il Rally.

Passano proprio tutti oggi, curiosi o semplicemente persone sulla via della “purificazione corporale”.

La moto ha un guizzo di costanza, devo provarla, forse abbiamo risolto. Decido di andare a Sidi Ifni, 60 chilometri da qui. Lascio tutto in campeggi oe porto con me solo l’essenziale. Bello viaggiare leggeri dopo 2 settimane sembra quasi un miracolo. Passo alcune spiagge meravigliose come quella di Legzira e Mirleft. Bellissima la sua vecchia Kasbah distrutta in cima al monte.Raggiungo Sidi Ifni, scatto qualche foto. La città è piccolina e il centro storico minuscolo. Della dominazione spagnola rimangono una piazza carina e pulita e poche case ancora bianche e blu. Il tutto s ivisita foto comprese in 20 minuti. Ho raggiunto il mio Sud, ma la moto ancora non c’è. Mi ha illuso i primi 20 km, adesso spero di riuscire a tornare a casa. Faccio tutto in seconda, se solo metto la terza e do gas tutto muore. Le salite sono un’angoscia. Questi 60 chilometri di costa sono molto belli un sacco di stradine che partono e vanno verso il mare ma con la mia moto prego solo di arrivare alla mia nuova casa. Vado lento come una lumaca ma arrivo, pochi metri prima di entrare in campeggio ho un lampo. E se fosse la pompa della benzina? L’ho cambiata prima di partire però ne ho una di scorta, tentare non nuoce e poi in cuor mio sento che anche il vitello grasso me lo consiglia. Cambio la pompa, la moto rinasce a vita nuova! Gioia intorno a me, tra gli abitanti della piccola Miami. Sono le otto di sera. Questa sera decido di festeggiare con una cena da re. Faccio una doccia e mi dirigo all’unico ristorante sul lungo mare. Esco dal campeggio, il deserto intorno a me, percorro i pochi metri ma una triste sorpresa mi attende, il ristorante ha già chiuso. Alle otto di sera? Ripiego nel negozio di alimentari, trovo solo patatine e delle deliziose sardine in scatole. Da queste parti sono buonissime e costano pochissimo. Speravo in qualcosa di più ma la gioia è troppo grande e fa passare tutto in secondo piano. Ancora le stelle in tenda e ancora un pensiero a casa e alla gentilezza degli abitanti di questa cittadella della terza età. Non hanno sostituito casa, ma per poche ore ne hanno tenuto lontano il pensiero. Merci beaucoup! Continua a leggere

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